Protesi Monocompartimentale del Ginocchio: quando è la scelta giusta .

ORTOPEDICO ROMA · CHIRURGIA DEL GINOCCHIO

La protesi monocompartimentale sostituisce solo il compartimento articolare danneggiato, preservando la cartilagine sana e i legamenti crociati. È una soluzione più conservativa rispetto alla protesi totale, con vantaggi in termini di invasività e recupero. Ma non è adatta a tutti: la selezione del paziente giusto è la chiave per ottenere risultati ottimali.

La protesi monocompartimentale del ginocchio è indicata nei pazienti con danno artrosico selettivo a un solo compartimento articolare, con legamenti crociati integri e senza deformità importante dell’asse del ginocchio. Il Dott. Paolo Lucciortopedico a Roma specializzato in chirurgia protesica del ginocchio, valuta con attenzione i criteri di selezione per garantire i risultati migliori a lungo termine.

Come funziona la Protesi Monocompartimentale e in cosa si distingue dalla totale.

Il ginocchio è suddiviso in tre compartimenti articolari: mediale, laterale e femoro-rotuleo. Nella gonartrosi monocompartimentale solo uno di questi — nella maggior parte dei casi il compartimento mediale — presenta un danno cartilagineo significativo, mentre gli altri due mantengono una cartilagine sufficiente.

La protesi monocompartimentale sostituisce solo le superfici articolari del compartimento danneggiato, lasciando intatti i compartimenti sani, i legamenti crociati anteriore e posteriore e la capsula articolare. Il risultato è un'articolazione che conserva più strutture anatomiche originali rispetto alla protesi totale e che ha una cinematica più vicina al ginocchio naturale.

I vantaggi principali rispetto alla protesi totale sono l'intervento meno invasivo — con incisione più piccola e minor perdita di sangue — il recupero più rapido e una maggiore sensazione di naturalezza del ginocchio durante il movimento, in particolare nelle attività sportive a basso impatto.

Chi è il candidato ideale per la protesi monocompartimentale.

La selezione del paziente è il fattore più critico per il successo della protesi monocompartimentale. I criteri di inclusione sono più restrittivi rispetto alla protesi totale.

Il candidato ideale ha una gonartrosi limitata a un solo compartimento — tipicamente il mediale — con gli altri due compartimenti che presentano cartilagine sostanzialmente integra. I legamenti crociati devono essere integri e funzionanti: sono loro che garantiscono la stabilità del ginocchio in assenza della componente protesica nei compartimenti non sostituiti. L'asse degli arti inferiori non deve presentare una deformità in varo o valgo importante: le deformità marcate devono essere corrette con una protesi totale che permette la riallineamento dell'asse.

L'età non è un criterio di esclusione assoluto, ma la protesi monocompartimentale nei pazienti giovani e fisicamente attivi richiede una valutazione specifica sul rischio di progressione dell'artrosi nei compartimenti non sostituiti nel lungo termine. Nei pazienti anziani con basse richieste funzionali e gonartrosi monocompartimentale, i risultati sono eccellenti.

Risultati a lungo termine e rischio di revisione.

I risultati della protesi monocompartimentale nei pazienti correttamente selezionati sono comparabili a quelli della protesi totale in termini di riduzione del dolore. La sopravvivenza protesica — cioè la durata prima che sia necessaria una revisione — è mediamente tra i dieci e i quindici anni nelle casistiche più ampie.

Il rischio di revisione chirurgica nel lungo termine è legato principalmente alla progressione dell’artrosi nei compartimenti non sostituiti. Nei pazienti più giovani e fisicamente attivi questo rischio è più elevato rispetto ai pazienti anziani con minori richieste funzionali. La revisione di una protesi monocompartimentale verso una protesi totale è però una procedura tecnicamente fattibile con buoni risultati, a differenza della revisione di una protesi totale che è chirurgicamente più complessa.

Per approfondire le caratteristiche delle protesi di ultima generazione consulta la pagina dedicata alle protesi di ginocchio di ultima generazione.

protesi monocompartimentale ginocchio
Valutazione ortopedica per protesi monocompartimentale del ginocchio presso lo studio del Dott. Paolo Lucci a Roma

Come sapere se la protesi monocompartimentale è adatta al tuo caso.

La valutazione dell'idoneità alla protesi monocompartimentale richiede una visita ortopedica con radiografia del ginocchio in carico e, in molti casi, una risonanza magnetica per valutare lo stato dei legamenti crociati e della cartilagine nei compartimenti non sostituiti. Non è una valutazione che può essere fatta autonomamente sulla base di referti precedenti.

DOMANDE FREQUENTI

La protesi monocompartimentale può essere convertita in protesi totale?

Sì. La revisione di una protesi monocompartimentale verso una protesi totale è una delle procedure di revisione tecnicamente più semplici in chirurgia protesica del ginocchio. Il passaggio alla protesi totale è necessario quando la gonartrosi progredisce nei compartimenti non sostituiti. I risultati di questa conversione sono generalmente buoni, paragonabili a quelli di una protesi totale primaria. Questa è una delle ragioni per cui la protesi monocompartimentale non brucia i ponti con la protesi totale.

Generalmente sì. La protesi monocompartimentale è meno invasiva — incisione più piccola, minor perdita di sangue, preservazione dei legamenti crociati — e il recupero funzionale è tipicamente più rapido. Molti pazienti tornano a camminare senza bastoni prima e riferiscono una sensazione di maggiore naturalezza del ginocchio nel movimento rispetto alla protesi totale. I tempi di recupero sono mediamente di sei-otto settimane per le attività quotidiane contro le dodici settimane tipiche della protesi totale.

Sì, come qualsiasi impianto protesico metallico. Le componenti metalliche della protesi monocompartimentale — la componente femorale e quella tibiale — sono chiaramente visibili alla radiografia standard. Questo permette al chirurgo di monitorare nel tempo il posizionamento delle componenti, l’osteointegrazione e l’eventuale progressione dell’artrosi nei compartimenti non sostituiti attraverso controlli radiografici periodici.

Dr. Paolo Lucci, chirurgo ortopedico a Roma specializzato in patologie di anca e ginocchio
Dott. Paolo Lucci Chirurgo Ortopedico in consulto.

Metodo

Un percorso costruito sul singolo paziente

Una visita ortopedica non si riduce alla lettura di una risonanza. Quello che emerge dall’esame strumentale va sempre letto insieme all’anamnesi, alla storia clinica, alle aspettative del paziente e alla sua qualità di vita.

È in questo contesto che la diagnosi acquisisce senso e il piano terapeutico diventa realmente adeguato.

La scelta di concentrare competenza e casistica su due distretti anatomici specifici — anca e ginocchio — non è casuale. Una specializzazione verticale permette un livello di precisione diagnostica e chirurgica che una specializzazione generica non consente: procedure più frequenti, complicanze più note, outcome più prevedibili.

Non sempre il percorso porta alla sala operatoria. Spesso esistono opzioni conservative efficaci che permettono di migliorare la qualità di vita nel breve e medio termine. La decisione, in ogni caso, appartiene al paziente. Il ruolo della visita è fornire le informazioni necessarie per prenderla con consapevolezza.

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